Le Società Operaie Di Mutuo Soccorso

Società Operaia Di Mutuo Soccorso

Nel congresso di Firenze, 27-29 settembre 1861, si fronteggiarono due tendenze politiche ben definite: i mazziniani, ben decisi ad affermare il loro programma, e i liberali conservatori decisi a mantenere le società operaie fuori dal coinvolgimento politico. Rimaneva ancora la mediazione dei liberali democratici. Questi rivolsero un appello all’assemblea per salvare l’unità delle organizzazioni ma l’estremo tentativo fallì miseramente, fu posta in discussione la questione pregiudiziale “se le società operaie si debbono occupare di politica” e l’assemblea si divise: i favorevoli ebbero la maggioranza ma altri cento delegati abbandonarono l’aula. Fu una vera e propria scissione; i democratici approvarono la proposta di unificazione delle società operaie su scala nazionale, la rivendicazione del suffragio universale, l’aumento dei salari e la riduzione delle ore di lavoro. Nonostante il predominio delle idee mazziniane, le Società operaie affratellate, sbandate ed acefale, non riusciranno a mantenere a lungo la direzione dell’associazionismo operaio.
Vi saranno nuove scissioni: a destra, da parte dei moderati, a sinistra da parte degli internazionalisti.
Il colpo di grazia al mazzinianesimo lo aveva dato la Comune di Parigi.
Fu il congresso di Palermo del maggio 1892 che decretò l’affermazione dei collettivisti, sull’onda dello sviluppo dei Fasci dei lavoratori in Sicilia. I collettivisti non erano intenzionati a dividere le società affratellate, volevano soltanto interrompere l’egemonia dei mazziniani intransigenti e il riconoscimento delle loro idee.
Nella discussione sull’organizzazione delle forze operaie passò una mozione “nella quale si affermava che la federazione dei lavoratori italiani avrebbe dovuto ispirarsi al concetto di lotta di classe fra proletari e capitalisti.” 1
Il patto di fratellanza uscì disintegrato da Palermo, molti collettivisti aderiranno al partito socialista.
Nel 1892 Turati, con la collaborazione di Anna Kuliscioff e Antonio Labriola, fondò il Partito dei Lavoratori italiani che nasceva come federazione di Società operaie perché erano solo queste a rappresentare la base operaia.
Fu distinta, nel programma, la “lotta dei mestieri” per i miglioramenti immediati delle condizioni di vita degli operai, dalla “lotta più ampia” per la conquista dei poteri pubblici. La lotta economica fu affidata alle nascenti Camere del lavoro e alle associazioni di categoria.
Furono poste le basi per una differenziazione delle rivendicazioni politiche e sindacali anche se, nel 1892, le Camere del lavoro e le federazioni di mestiere non ebbero un loro coordinamento nazionale, e per alcuni anni ancora, il partito si farà carico di coordinare le due “anime”.

Dalle Società di mutuo soccorso alle Camere del Lavoro

La crisi generale dell’Italia si aggravò negli anni tra il 1888 e il 1894; alla crisi dell’agricoltura si aggiunsero le speculazioni finanziarie e le speculazioni nel campo dell’edilizia, diminuiva il commercio estero a causa della guerra commerciale italo-francese e il disavanzo nel bilancio statale assunse proporzioni preoccupanti.

Gli interessi degli agrari e degli industriali portarono alla costituzione di un nuovo blocco di potere.
Il 27 luglio 1887 moriva Depretis, fu sostituito da Crispi, l’esigenza di un governo forte ed efficiente si faceva sentire in vasti settori della borghesia.
Fu approvato facilmente l’aumento del dazio sul grano, fu istituita una nuova tariffa doganale protezionista e attuate diverse riforme amministrative che accentuarono il controllo del potere centrale.
Alla fine del 1885 erano presenti in Italia 4.896 società di mutuo soccorso.2 Le statistiche ufficiali tendevano ancora a rilegare l’associazionismo operaio all’interno della previdenza ma, in quegli anni cambiavano le condizioni economiche e sociali, il peso politico degli operai nella società aumentava e il cambiamento coinvolgeva inevitabilmente anche le organizzazioni di mutuo soccorso.
Dopo la parentesi del primo governo Giolitti, il 15 dicembre 1893 torna al potere Crispi ed è subito proclamato lo stato di assedio in Sicilia, furono sciolte le organizzazioni dei Fasci e, con queste, altre associazioni operaie. Si superarono i duemila arresti e, nel maggio 1894, i processi contro i dirigenti si chiusero con pesanti condanne. Altre leggi eccezionali permisero lo scioglimento del Partito socialista e tutte le associazioni aderenti.
Lo sviluppo del capitalismo fa nascere l’esigenza del controllo del mercato del lavoro e della gestione del rapporto di lavoro da parte degli operai; il Partito socialista spinge per una trasformazione dall’interno delle Mutuo Soccorso e, dove non è possibile cerca di crearne delle nuove. Non vi sono dati attendibili sul numero delle Società di mutuo soccorso influenzate dai socialisti ma, secondo S. Merli “è da presumere che il fenomeno sia stato generale e intenso”.3
Dallo studio di alcuni statuti rimasti, Merli è riuscito a ricostruire l’evoluzione di questi sodalizi: accanto alle Società di mutuo soccorso, sorgono le Società di mutuo soccorso e Difesa, di Miglioramento e di Resistenza.

Nonostante la proliferazione e il rinnovamento delle forme associative, le differenze all’interno della classe operaia italiana erano ancora notevoli in quanto, il lento svilupparsi dell’industria, non permetteva ancora la crescita di una comune categoria di salariati. Le stesse leghe di Resistenza riuscivano ad organizzare solo una parte ristretta della classe operaia, mentre restava esclusa una massa considerevole di lavoratori non qualificati.4

La crisi occupazionale, aggravatasi negli anni 1888-1890, faceva aumentare il divario fra domanda e offerta di lavoro, gli operai erano costretti a ricorrere agli uffici privati di collocamento e a singoli mediatori, considerati veri e propri sfruttatori delle disgrazie altrui. In molte città, i senza lavoro si incontravano in punti di ritrovo (un ponte, una piazza, una strada), sottoposti alle intemperie, in attesa di qualche occupazione. L’esigenza di controllare e disciplinare l’avviamento al lavoro diventava obiettivo prioritario e questione decisiva non soltanto per le sorti degli operai ma anche per le industrie, bisognose di manodopera facilmente manovrabile e trasportabile nei posti di maggiore produzione.
In difesa delle braccia dallo sfruttamento libero e indiscriminato, nascono nel 1891 le prime Camere del Lavoro a Torino, Milano e Piacenza: sull’esempio della Bourse du Travail di Parigi per quel che riguarda la struttura organizzativa5 e convergenti con le Trade Unions inglesi per la caratteristica di “istituzioni economiche che escludono la politica”.
Alle Camere del Lavoro aderivano Società operaie di mutuo soccorso organizzate sulla base del mestiere; dove non era possibile (soprattutto al centro e al sud d’Italia), l’adesione avveniva per Società di mutuo soccorso miste o semplicemente a livello di soli soci contribuenti. Non mancavano adesioni di associazioni cooperative, leghe di Resistenza e Miglioramento.

Società operaie di mutuo soccorso in Abruzzo – Molise

Dal 1861 al 1904 furono fondate in Abruzzo-Molise 223 società operaie di mutuo soccorso. Un numero notevole di società nascono nel ventennio 1876-1895 con un’accelerazione notevole nella prima metà degli anni ’80. Sicuramente il notevole incremento di sodalizi in questo periodo è da ricercare nella situazione economica complessiva dell’Italia e in particolare nella crisi agraria generale. Le più antiche società di Mutuo Soccorso in Abruzzo-Molise sono la “Società dei Cappellai” di Teramo del 1849, la “Società di Mutuo Soccorso degli operai della città di Chieti” del 1861, la “Società degli operai” di Teramo del 1861, l’“Associazione generale degli operai” di L’Aquila del 1862, la “Società di Mutuo Soccorso e mutuo lavoro degli operai” di Vasto del 1864, la “Società operaia di Mutuo Soccorso” di Atessa del 1865, l’“Associazione di Mutuo Soccorso degli operai della città di Ortona” del 1865.

PROVINCIA DI CHIETI. Nascita, sviluppo e ripartizione sul territorio

La prima Società operaia di mutuo soccorso a Chieti fu fondata il 21 dicembre 1861; del comitato promotore facevano parte: un proprietario, un sacerdote, un pittore, uno scal­pellino, un impiegato, quattro fabbri-ferrai, un  muratore, due falegnami, tre sarti, un calzolaio, un orefice, un  in­segnante elementare e un commesso di negozio.6

La  società, inizialmente, era strutturata in “classi”; queste rappresentavano  le professioni, le arti o i  mestieri dei soci iscritti.

Nel capitolo I dello statuto si legge: “Art. 1. Gli  Ope­raj della città di Chieti, quelli cioè che vivono del  pro­dotto della  di loro professione, arte o  mestiere,  indu­striale o commerciale, giovandosi del dritto di associazio­ne concesso dall’art. 31 dello Statuto del Regno  d’Italia, si costituiscono in società di mutuo soccorso.

Art. 2.  La società istessa avrà per iscopo il reciproco,  fratellevole appoggio  de’ socj nelle ristrettezze della vita,  il  pro­gresso civile e morale di ciascun socio, e l’efficace adem­pimento  de’  doveri, non meno che l’uso il più  largo  de’ dritti de’ Cittadini”.7

Le  società  fondate nella provincia di Chieti, di  cui  si hanno notizie, nel periodo 1861-1904 furono 66.

Nel primo decennio dopo l’Unità il fenomeno  associazioni­stico fu  di trascurabile entità; fino al  1870,  oltre a quello  di Chieti, sorsero altri tre sodalizi  nelle  città più grandi della provincia: a Vasto nel 1864, ad Atessa  ed Ortona nel 1865.

Dopo il 1870 le società operaie aumentarono  di numero, la diffusione maggiore si ebbe  nel Circondario di Lanciano, se si escludono Vasto e  Cupello, nessun altro sodalizio fu fondato oltre il fiume  Sangro fino al 1880.

A partire dal 1881 il fenomeno associazionistico si diffuse in tutta  la provincia, furono coinvolti anche  i piccoli centri e alcuni paesi dell’alto vastese.

La crescita non sembra seguire una  logica particolare; la minore diffusione nella zona dell’alto  va­stese fa pensare ad una possibile influenza  della  viabi­lità. Non esisteva nella provincia una struttura economica industriale che poteva favorire la concentrazione  operaia e lo stimolo allo sviluppo dell’associazionismo.

Nel 1893, su una popolazione di 349.777 abitanti,  soltanto 7.629 erano occupati nelle industrie (in gran parte piccole botteghe artigianali disseminate nei diversi paesi); nuclei operai  di una  certa consistenza si trovavano  soltanto nell’industria mineraria, chimico-farmaceutica e del mobile.8

Le società nascevano probabilmente per imitazione di quelle vicine, al fine di arginare le incertezze dei lavori  sta­gionali  legati  all’agricoltura, gestita in gran  parte  da proprietari terrieri senza scrupoli. Senz’altro furono  in­centivate dalla classe borghese dei piccoli e medi proprie­tari, intermediari, avvocati, farmacisti, agronomi, dottori i quali, in qualche modo, avevano interesse ad evitare  pe­ricolosi tracolli economici che avrebbero spinto alla  ri­bellione le classi più povere.

Dopo  la riforma elettorale del 1882, i dirigenti  politici locali cercarono di favorire lo sviluppo delle società ope­raie in quanto utili serbatoi di voti; i consensi non erano però scontati, dovevano conquistarli appoggiando le  aspet­tative dei soci organizzati.

Altri  fattori che sicuramente influenzarono  lo  sviluppo delle società operaie dopo il 1881 furono: la crisi che at­traversava  la pubblica beneficenza, le inefficiènze  delle Opere Pie e dei monti frumentari, la crisi agraria.

Se  le Società operaie di mutuo soccorso in  Abruzzo-Molise e in provincia di Chieti rimasero legate  alle istituzioni e furono  guidate dalla borghesia intellettuale non sono da considerare appiattite sulle posizioni dominanti e prive di vita interna.

L’aiuto  reciproco in caso di malattia e infortunio  fu  lo scopo ricorrente in tutti i sodalizi ma non mancarono pre­se di posizione e orientamenti differenziati.

Dei  250  soci della Società operaia di Ortona a  mare,  50 professavano idee socialiste e, nelle elezioni  del marzo 1897,  appoggiarono, in linea con il  comitato  democratico pescarese, il candidato Carlo Altobelli.9

A  Lama dei Peligni, la Società di mutuo soccorso  “Fratel­lanza Peligna” fondata  il 9  agosto  1891,  si opponeva all’amministrazione  comunale esistente. In  un  prospetto della società compilato dai carabinieri, il tenente  comandante la tenenza scriveva “Scopo apparente si è di  provvedere il lavoro, l’assistenza ed il soccorso ai soci.  Scopo reale però si è quello di ostacolare l’attuale  amministrazione comunale e di combattere il ricco possidente e di signori e cercare quindi di far entrare nel Consiglio gli  operai”.10

Particolare  attenzione merita la società  operaia  “Fascio dei  Lavoratori” costituita a Roio del Sangro il 17 aprile 1893. Presidente di questo sodalizio fu il falegname Filip­po Di Rienzo che aveva dimorato per un certo periodo a  Ca­tania partecipando  al  Fascio dei  Lavoratori  di quella città.  Di Rienzo, tornato a Roio, suo paese  d’origine, fondò la società operaia e mantenne i rapporti con espo­nenti di primo piano del movimento dei lavoratori in  Sici­lia.

Nel fornire notizie sulla società operaia “Fascio dei Lavo­ratori”, il 7 giugno 1893 il sindaco si rivolgeva sconso­lato al Sottoprefetto di Lanciano: “Ed in questo  paesello dove prima vi era la pace e la calma, dove non  si  sapeva cosa  volesse significare socialismo, ha tenuto dietro la discordia ed una continua agitazione fra le famiglie”.11

Anche  quando i sodalizi rispettavano fedelmente  le  leggi dello Stato ed erano in linea con le politiche dei governi, potevano suscitare risentimenti e sospetti.

La  società operaia di Palena fu tenuta sotto stretto  con­trollo da parte delle autorità di polizia in  quanto,  nel marzo del 1877, il Sottoprefetto del Circondario di Lancia­no era venuto a sapere che i membri del sodalizio, tra cui  alcuni preti “…pronunciarono discorsi eccitanti  le classi povere a ribellarsi violentemente contro le abbien­ti”.12

L’indagine  dei carabinieri smentì categoricamente la  pre­senza di una società clericale e sovversiva; il tenente co­mandante nel circondario concludeva così il  rapporto  al Sottoprefetto “E per ultimo credo bene farle notare che  la Società operaia di Palena è mal vista da qualche influente cittadino,  il quale adoperando ogni mezzo  cercherebbe  di farla disciogliere, e cioè per vedere sempre la classe  ope­raia rimanere nella miseria e nell’ignoranza”.13

Più pesante si presentava la situazione a Palombaro.

Nel 1883 il paese doveva ancora sottostare  all’oppressione di pochi usurai che controllavano l’intera vita economica e difendevano la loro egemonia ostacolando in tutti i modi la società operaia  nata per sconfiggere “la  prepotenza,  il feudalismo e il dispotismo”.

In un primo momento cercarono di screditare  l’associazione accusandola  di perseguire idee socialiste e comuniste  ma, falliti questi tentativi, “…non tardarono a notte  avan­zata ed armati insino ai denti, di recarsi sotto le  abitazioni di non pochi socii, malmenando questi, discreditando­li e minacciandoli di morte, senza che la pubblica sicurez­za se ne fosse risentita”.14

Il presidente Luigi Menna aveva rassicurato il Sottoprefet­to  di Lanciano della loro estraneità alla politica, l’at­taccamento alle leggi, al Governo e al Re ma,  evidentemen­te, il solo fatto di mettere in discussione antichi  privi­legi, doveva bastare a rendere difficoltosa l’esistenza  di un sodalizio.

Riuscire  ad  organizzarsi nelle società  operaie,  cercare l’appoggio delle istituzioni e della borghesia liberale, significava già compiere un passo importante per  acquisire un minimo di agibilità politica e avviare il  superamento del notevole stato di sottomissione in cui erano costretti a vivere contadini e artigiani della provincia.

 Le società operaie e l’emigrazione

Il  reciproco aiuto in caso di bisogno diventava, in terra straniera, condizione indispensabile di sopravvivenza.

Lontani dalle proprie famiglie, sottoposti a lavori  pesan­ti, in condizioni ambientali ostili, spesso imbrogliati da mediatori senza scrupoli, gli emigranti della provin­cia di Chieti non abbandonarono l’esperienza del mutuo soc­corso.

Insieme ai propri usi, costumi e tradizioni, misero a frut­to l’unica forma organizzativa conosciuta e sperimentata in Patria: la Società operaia di mutuo soccorso.

E’  difficile circoscrivere la dimensione del  fenomeno,  i documenti  trovati riguardano solo poche  realtà, tuttavia sono di estrema importanza in quanto testimoniano la conti­nuità e la validità di un’esperienza.

Quando gli emigranti di un paese della provincia di Chieti, si ritrovavano concentrati nella stessa  area geografica, costituivano vere e proprie filiali della società operaia di provenienza; è il caso della Società operaia  di  mutuo soccorso “Vittorio Emanuele III” di Monteferrante e della società operaia di Guardiagrele.15

Dopo più di mezzo secolo di esperienze, le Società  operaie di mutuo  soccorso, in Abruzzo-Molise e  in provincia  di Chieti, rimanevano un modello di associazionismo non ancora superato ma addirittura “esportabile”.

I contadini ed i piccoli artigiani, con tutti i limiti e le approssimazioni possibili, avevano intrapreso la strada del progresso  civile valorizzando la solidarietà, la  crescita culturale, l’emancipazione sociale, il rispetto della demo­crazia.

  1. Gastone Manacorda, Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi. Dalle origini alla formazione del Partito socialista (1853-1892),Ed. Riuniti, 1973, p. 335

  2.  

  3. Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, Direzione generale della Statistica, Statistica delle società di mutuo soccorso e delle istituzionicooperative annesse alle medesime. Anno 1885, Roma, Tipografia Metastasio, 1888

  4.  

  5. Stefano Merli, Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale. Ristampa anastatica tratta dall’edizione pubblicata nel 1972 nella collana“ Biblioteca di storia”, La Nuova Italia Editrice, Scandicci (Firenze), 1976, (1° ristampa luglio 1984), p. 594

  6.  

  7. Idomeneo Barbadoro, Storia del sindacalismo italiano dalla nascita al fascismo, vol. II – la CGIL – , La Nuova Italia Editrice, Firenze.

  8.  

  9. Fernand Pelloutier, Histoire des Bourses du Travail, Gordon & Breach, Paris, London, New York, 1971.Edizione italiana: Storia delle Borse del lavoro, alle origini del sindacalismo, Cooperativa edizioni Jaca Book, 1976

  10.  

  11. Cenno storico-morale- amministrativo, con note e documenti, compilato dal socio Luigi Zotti, in Chieti, stabilimento tipografico di Giustino Ricci,Palazzo della Prefettura, 1884.

  12.  

  13. Statuto della Società di mutuo soccorso degli operai della città di Chieti, in Chieti nella tipografia di Quintino Scalpelli, 1862.

  14.  

  15. Archivio storico dell’industria italiana, le fonti, le condizioni industriali dell’Abruzzo 1895, ed. Analisi, Bologna, 1987. Riproduzione anastatica di:Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, Direzione Generale della Statistica, Statistica industriale, notizie sulle condizioni industriali delle provincie di Aquila, Chieti, e Teramo, Roma, Tipografia nazionale di G. Bertero, 1895.

  16.  

  17. Archivio di Stato di Lanciano, Sottoprefettura, Gabinetto, b. 10, fasc. 47,Comunicazione della Tenenza al Sottoprefetto di Lanciano, 2 maggio 1897.

  18.  

  19. Archivio di Stato di Lanciano, Sottoprefettura, Gabinetto, b. 10, fasc. 47, Prospetto della Società di mutuo soccorso “Fratellanza Peligna” 9 febbraio 1892.

  20.  

  21. Archivio di Stato di Lanciano, Sottoprefettura, Gabinetto, b. 10, fasc. 47, Comunicazione del Sindaco di Roio del Sangro al Sottoprefetto di Lanciano, 7 giugno 1893.

  22.  

  23. Archivio di Stato di Lanciano, Sottoprefettura, Gabinetto, b. 10, fasc. 47, Comunicazione del Sottoprefetto del Circondario di Lanciano al Comandante dei R. R. Carabinieri di Lanciano, 1 marzo 1877.

  24.  

  25. Archivio di Stato di Lanciano, Sottoprefettura, Gabinetto, b. 10, fasc. 47, Comunicazione del Tenente Comandante nel Circondario al Sottoprefetto di Lanciano, 11 marzo 1877.

  26.  

  27. Archivio di Stato di Lanciano, Sottoprefettura, Gabinetto, b. 10, fasc. 47, Lettera del Presidente della Società operaia di mutuo soccorso e istruzione di Palombaro al Sottoprefetto del Circondario di Lanciano, 1 febbraio 1883.

  28.  

  29. Archivio di Stato di Chieti, Società operaia di mutuo soccorso “Vittorio Emanuele III” di Monteferrante 1904 – 1914, b.1, Lettera del segretario della Società operaia del New Jersey al Presidente della Società operaia di Monteferrante, 6 febbraio 1905.CHARTER della SOCIETA’ DI MUTUO SOCCORSO “GUARDIAGRELE”, Contea di Philadelphia, giugno 1912.

Prof. Nicola Verna (in “Mutuo soccorso in Abruzzo”, Ires Ab. Ediz/1, 1999)