La Sangrochimica

Enrico Graziani - La Sangrochimica

Enrico Graziani – “La Sangro Chimica. Ires Ab. Ediz. 2009”

Nella memoria storica del popolo abruzzese, relativamente al secondo dopoguerra, sono restate alcune grandi lotte, come quella del Fucino, quella del metano nella zona del vastese, quella del Vomano per la costruzione delle centrali elettriche, e infine quella della Sangro Chimica, cioè della raffineria che si voleva costruire in Val di Sangro. Questo perché quelle lotte hanno rappresentato nodi cruciali nella storia dell’Abruzzo e più in generale del Meridione e posto questioni dalla cui soluzione è stato profondamente segnato lo sviluppo del Sangro, la coscienza collettiva del suo popolo e la sua cultura.

Si era, nel ’70, all’inizio di un processo di trasformazione della Valle del Sangro, il cui indirizzo era oggetto, perlomeno da un quinquennio, di un serrato confronto tra tutte le forze politiche e sociali presenti in campo. Infatti avevano preso a fronteggiarsi due schieramenti, cui corrispondevano due visioni dello sviluppo e, direi, due visioni culturali: quello di chi riteneva essere questa “la valle della morte”, talchè qualsiasi investimento, foss’anche una inquinante raffineria, era da accettare. “Qualcosa che fumasse”, così ragionavano, era sempre meglio di niente. A monte di tale indirizzo – che è stato imposto a molte zone del Sud e che ha finito per portare a sperpero del denaro pubblico per il finanziamento a industrie fasulle e a scempio del territorio – vi era la concezione che il nuovo, e cioè l’industria, avrebbe finito per soppiantare il vecchio, cioè l’agricoltura. Resterà nella memoria di tutti un discorso dell’On. Gaspari fatto a Fossacesia, quando egli si rivolse all’uditorio dicendo: “Giovani, che ci volete fare con i pomodori e con i peperoni, ci vuole l’industria!”. Si vedrà poi che cosa intendeva per industria.

L’altro schieramento invece, accusato di essere arretrato e “ruralista”, era costituito da coloro che si opponevano a tale modernismo – responsabile in molte zone del Sud di una crescita distorta con conseguente immane distruzione di risorse – e proponeva: interventi in agricoltura, quali l’ammodernamento della rete irrigua e della viabilità agricola, la realizzazione di strutture per la commercializzazione dei prodotti agricoli e lo sviluppo della cooperazione; lo sviluppo del turismo; ma anche industrie, collegate all’agricoltura e non, che avessero un alto tasso occupazionale in rapporto al capitale investito, ritenendo che bisognasse fare un uso parsimonioso ed oculato del territorio, nel quadro di un possibile armonioso sviluppo tanto dell’industria che dell’agricoltura.

E soprattutto rifiutava ogni piagnisteo sulla “valle della morte”- espressione coniata da Amedeo Di Bari quando dirigeva un giornaletto locale, “Casoli press” e prima che diventasse direttore del Consorzio Industriale – un’etichetta che le forze di sinistra hanno sempre respinto. La verità è che le forze più avvertite erano convinte delle potenzialità di sviluppo di questa magnifica valle e temevano che il tentativo di suscitare un malsano sentimento di autocommiserazione popolare esagerando la miseria della propria condizione, avrebbe portato ad aprire la porta a industriali, per così dire, d’assalto e a speculatori d’ogni risma. Come poi puntualmente avverrà.

La vicenda che intendo ricordare comincia con un atto notarile redatto dal notaio Germano De Cinque, presidente DC dell’amministrazione provinciale, nel cui studio, il 21 marzo 1971, si riunisce un qualificato gruppo di dirigenti democristiani, e cioè: Antonio Genovesi, assessore provinciale ai lavori pubblici, Domenico Tenaglia, assessore provinciale all’igiene e sanità, Mario Pennetta, segretario provinciale della DC, Giustino Battistella, consigliere comunale di Lanciano e Antonio Gaspari di Gissi, i quali fondano la “Sangro Chimica S.p.A.” con capitale sociale di appena un milione di lire e con sede in Chieti, alla Via 4 novembre n. 6 (lo stesso stabile in cui abita il Notaio De Cinque). I convenuti si distribuiscono tra di loro le cariche sociali. La ragione sociale della costituita società è quella di operare nei territori nei quali si poteva godere dei benefici della Cassa per il Mezzogiorno d’Italia, per la realizzazione e l’esercizio di stabilimenti industriali petrolchimici. Pochi giorni prima, e cioè il 10 marzo 1971 il sindaco democristiano di Fossacesia, Nicola Toscano, aveva avanzato domanda – a titolo personale e senza alcuna previa decisione del Consiglio Comunale e prim’ancora che la Sangro Chimica S.p.A. fosse costituita – di inclusione del proprio comune nel Consorzio per il Nucleo Industriale del Sangro-Aventino e la destinazione di una zona del detto comune all’insediamento di un complesso petrolchimico. Il 3 maggio 1971 il comitato direttivo del Nucleo Industriale concede il nullaosta alla Sangro Chimica S.p.A. per uno stabilimento petrolchimico, dopo aver ascoltato la relazione del Presidente Prof. Giuseppe Benedetti, in cui questi preannuncia “il sovvertimento della tradizionale economia con l’inizio di una fase a vasto respiro per un netto miglioramento delle condizioni di vita”, in considerazione “della serietà e imponenza del complesso petrolchimico che la società richiedente vuole realizzare” e degli “intendimenti veramente seri” della medesima, supportati da “capacità finanziarie adeguate” ( questo quando il capitale sociale é ancora di… un milione di lire !). “Il Tempo d’Abruzzo” del 27 ottobre 1971 titolerà: “S’apre per la Valle del Sangro un futuro pieno di speranze”; segue un’intervista trionfalistica del Prof. Giuseppe Benedetti, in cui vengono ripetute le sue entusiastiche valutazioni espresse in sede di approvazione da parte del Nucleo Industriale.

Il 21 giugno 1971 il Nucleo Industriale concede l’autorizzazione ad installare su 170 ettari di terreno del Comune di Fossacesia un complesso petrolchimico capace di lavorare 7 milioni di tonnellate di greggio l’anno. Il 19 agosto 1971 i soci, riuniti in assemblea, aumentano il capitale sociale da un milione a 500 milioni di lire, indi si dimettono e nominano amministratore unico della società il Dott. Lorenzo Pallesi. Il 4 gennaio 1972 viene nominato presidente il Dott. Giorgio Schanzer, mentre Pallesi resta amministratore delegato. Fu allora che si viene a sapere che Schanzer é uomo della S.p.A. Industrie Chimiche di Gaeta.

Il progetto petrolchimico prevede anche la realizzazione di opere marittime per il ricevimento del greggio e la spedizione del prodotto lavorato via mare, oltre che con autocisterne e con un oleodotto da Fossacesia a Pomezia. La spesa prevista è di 122 miliardi, oltre a 61 miliardi per le occorrenze di esercizio. La Sangro Chimica assicura che i dipendenti della raffineria saranno 703, mentre 802 saranno gli addetti al trasporto.

Il 22 marzo 1972 la Sangro Chimica ottiene parere favorevole all’installazione della raffineria dalla Commissione consultiva per le sostanze esplosive e infiammabili presso il Ministero degli Interni e il 10 aprile 1972 il Ministero della Sanità esprime un giudizio positivo con lettera al Ministero dell’Industria che ne aveva richiesto il parere, rilevando tuttavia che gli accorgimenti previsti per la prevenzione dell’inquinamento sono appena sufficienti (una puntuale ricognizione documentale delle notizie sopra riportate é contenuta in una bella tesi di laurea del Dott. Francesco Di Renzo di Bomba).

Il 25 settembre 1972 la Sangro Chimica chiede al Ministero per l’Industria e il Commercio l’autorizzazione a costruire la raffineria su 170 ettari di terreno siti in agro di Fossacesia, allo sbocco della Valle del Sangro, alla distanza di 1.500 metri dal mare. Nello stesso tempo, poiché il costo previsto per l’impianto della sola raffineria è di 78 miliardi, mentre la Ditta possiede solo un miliardo, viene richiesto alla Cassa per il Mezzogiorno un finanziamento per 60 miliardi di lire. La domanda passa all’esame del Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica per il parere di conformità del CIPE.

Dopo l’inserimento di Fossacesia nel Nucleo di Industrializzazione del Consorzio Sangro-Aventino, il piano definitivo del Nucleo, redatto dalla società romana SOMEA, viene pubblicato nei dieci comuni interessati.

Nel dicembre del 1971 le segreterie provinciali delle organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL, prendono netta posizione e contro la raffineria nel Sangro e contro la centrale termoelettrica a nafta nei pressi del porto di Punta Penna. Come ricorda l’On. Antonio Ciancio nel suo libro sulle “Lotte politiche e sociali in provincia di Chieti negli anni ’60 e ’70 del ’900 – Il ruolo del PCI” [Ires Ab. Ediz.2004], “Il nerbo del movimento fu rappresentato dai contadini che vedevano immediatamente minacciati dall’insediamento della Sangro Chimica i loro redditi e la possibilità di continuare a coltivare le terre tra le più fertili del Sangro, sulle quali era arrivata o stava per arrivare l’irrigazione. Ma esso si estese rapidamente ai ceti medi urbani; e vide schierati dalla sua parte la maggioranza degli intellettuali del Sangro e gli stessi disoccupati che prima la DC pensava di poter mobilitare a sostegno dell’iniziativa. Sul piano politico si schierarono con il movimento sorto contro la raffineria il PCI, il PSI (con posizioni però, al suo interno, favorevoli alla Sangro Chimica, sia a livello regionale che nazionale) e altre forze di sinistra e democratiche, l’Alleanza dei contadini e altre organizzazioni di massa legate alla sinistra, il movimento cooperativo presente nella zona, associazioni ambientaliste, Italia Nostra e una parte della DC (per esempio il gruppo dei nataliani di Fossacesia), soprattutto elettori della DC”.

I Consigli comunali, convocati immediatamente in seduta straordinaria, respingono quasi unanimemente (ivi compreso anche il Comune di Fossacesia) l’iniziativa petrolchimica, in questa prima fase soprattutto con motivazioni ecologiche, poiché l’inquinamento costiero avrebbe compromesso la pesca e il turismo. Così l’Assemblea degli operatori turistici svoltasi a Chieti il 28.10.1971 vota un ordine del giorno contro l’insediamento della gigantesca raffineria a Fossacesia, seguito da analoga presa di posizione, intervenuta il 22.11.1971 da parte del Comitato regionale Enti Provinciali per il Turismo d’Abruzzo. Le prime deliberazioni di rifiuto del petrolchimico nel Sangro si hanno da parte della Giunta Municipale di Montesilvano il 30.11.1971 e da parte dei Consigli comunali di Rocca San Giovanni il 3.12.1971, di S.Vito Chietino il 4.12.1971, di S. Eusanio Del Sangro il 6.12.1971, di Altino il 14.12.1971, di Fossacesia il 12.1.1972, di Paglieta il 29.1.1972. In seguito altri Consigli comunali si aggiungeranno, come il Comune di Castel di Sangro, con deliberazione del 5.10.1972.

Il comitato che dirigeva la lotta, organizzò, unitamente al Partito comunista, che mobilitò tutte le sezioni della provincia (segretario della Federazione di Chieti era Antonio Ciancio), per la mattina del 24 settembre 1972, una iniziativa di lotta a Lanciano “contro l’installazione della raffineria” e per “lo sviluppo economico del Sangro”, come era scritto nel volantino che indiceva la manifestazione e che era sottoscritto da: PCI – PSI – PSDI – Comitato di opposizione di Fossacesia – CGIL – UIL – Cooperative del Sangro – Alleanza contadini – Sindaci di Paglieta, Rocca S. Giovanni, Civitella Messer Raimondo, Palombaro, S. Vito Chietino, S.Eusanio del Sangro, Gessopalena, Orsogna, Tollo – Presidente di“Italia Nostra” di Lanciano – Operatori turistici – Il periodico il dibattito. La manifestazione ebbe inizio con un concentramento nel piazzale davanti a Villa delle Rose che vide la partecipazione soprattutto di persone venute in massa dai paesi vicini, preceduti da alcuni trattori. I cartelli che la gente inalberava costituivano un’esplosione di inventiva popolare e di ironia.

L’immensa folla sfilò per Corso Trento e Trieste per giungere a Piazza Plebiscito dove ci furono i comizi dalla balconata che fiancheggia la casa di conversazione. Parlarono Don Beniamino Rosati, il Dott. Francesco D’Agostino, Gianfranco Fumarola, in rappresentanza di UIL e CGIL…

Nel corso dell’estate ’72 il comitato provinciale della DC, in polemica con il PSI, vota una risoluzione, che poi rende pubblica con un manifesto, in cui rivendica il merito dell’iniziativa petrolchimica nel Sangro. Anche la CISL della provincia di Chieti si schiera a favore della Sangro Chimica.

La stampa riporta anche una curiosa notizia: 50 parroci del Sangro, riuniti in Atessa dall’Arcivescovo di Chieti Monsignor Vincenzo Fagiolo, si dichiarano favorevoli all’installazione della Sangro Chimica, giudicando che “i timori di inquinamento”… sono “eccessivi” e che “i timori di un trascurabile inquinamento della natura debbono cadere di fronte al reale e ben più grave pericolo dell’inquinamento morale e materiale di tanti abruzzesi”.

In quel periodo il comitato regionale abruzzese del PSDI votò una risoluzione di appoggio al progetto petrolchimico nel Sangro.

Nel maggio del 1973 c’è l’annuncio che la Fiat intende costruire uno stabilimento nel Sangro. A questo punto la DC, messa all’angolo dalla vicenda della Sangro Chimica, rivendica il merito di aver portato la Fiat nel Sangro, avviando una vera orgia propagandistica di stile strapaesano.

In realtà alla base dell’intento manifestato dalla Fiat di installare uno stabilimento nel Sangro c’era, oltre alle lotte delle popolazioni, una precisa clausola del contratto dei metalmeccanici, ottenuto dai sindacati nel 1973, in cui la Fiat si impegnava a spostare l’asse degli investimenti industriali dal Nord, ormai congestionato, al Sud, a condizione che nel frattempo il mercato dell’auto avesse registrato un aumento della domanda del 3 per cento.

Il 18 gennaio 1974 c’è una grande manifestazione a Lanciano, con corteo e discorsi a Piazza Plebiscito, contro il petrolchimico e per un diverso sviluppo del Sangro.

Di fronte all’ostinazione dei petrolieri, sostenuti dalla DC e da alcuni convertiti, la Giunta comunale di Paglieta decide di organizzare in piazza una seduta dei Consigli comunali congiunti di tutta la valle sul tema della raffineria e della possibilità di un diverso tipo di sviluppo. All’assemblea, che si tiene la sera del 10 settembre 1974, partecipano delegazioni di 34 comuni del Sangro, 18 sindaci ed altre personalità politiche, i quali siedono ai tavoli sistemati ad un lato della piazza, ed assiste in modo attento e partecipe una folla davvero imponente venuta da tutto il Sangro e anche da altri centri regionali.

… il 15 settembre 1974, nel primo mattino di una bellissima giornata di sole, una grande massa di cittadini provenienti da tutta la valle ed anche da altre zone dell’Abruzzo, si raccoglie sulla Statale 16, tra la stazione di Torino di Sangro e la foce del Sangro, per poi dirigersi, con una marcia di qualche chilometro, verso il piazzale antistante l’Abbazia di S. Giovanni in Venere a Fossacesia….