La costituzione della Camera del Lavoro di Chieti

Manifesto camera del lavoro Chieti

La Camera del Lavoro di Chieti (come quelle di Lanciano, Vasto, San Vito, Lama dei Peligni) nasce nell’estate del 1919, durante i convulsi moti per il caroviveri scoppiati in diversi centri della provincia. Nel capoluogo, cessata l’euforia per la vittoria, celebrata con solenne cerimonia nella Sala Consiliare della Provincia, corteo di 10.000 persone per le vie della città, conferenza al Teatro Marrucino di Raffaele Paolucci – l’Eroe biondo – sulla scena politica irrompono i combattenti e i socialisti. Nelle scuole i professori tengono vivo il fervore patriottico costituendo il Fascio Nazionale, associazione di studenti medi e universitari, con lo scopo di arginare il bolscevismo. I cattolici, col giovane don Vincenzo Canci, parroco della cattedrale di S. Giustino e docente di Italiano e Storia Civile nel Liceo “Vico”, riavviano l’organizzazione dell’Azione Cattolica e promuovono conferenze su temi sociali esortando i giovani a combattere non solo il bolscevismo, ma anche il liberalismo massonico  anticlericale, entrambi responsabili di scristianizzare la società. La classe dirigente liberale, proveniente dalle file del notabilato – famiglie patrizie e altoborghesi – si propone di risolvere i difficili problemi economici e sociali del dopoguerra traducendo in atti concreti l’appello rivolto alla nazione da Francesco Saverio Nitti, presidente del Consiglio, a “mantenere l’ordine a ogni costo, lavorare più intensamente, consumare meno, produrre di più”. I combattenti – fanti contadini e ufficiali di complemento provenienti dalle file della piccola borghesia umanistica – si organizzano in sezione per affrontare solidalmente i problemi connessi al reinserimento nel tessuto sociale e produttivo. Alla guida della sezione eleggono l’avv. Carlo Quarantotti, assessore ai Lavori Pubblici nella Giunta Comunale espressione del partito socialista riformista e bloccardo di Giangabriele Valignani, che ha spodestato il partito di Camillo Mezzanotte nelle elezioni amministrative del 1914. L’assessore dirige anche l’Ufficio Municipale del Lavoro, al quale, a partire dal 21 gennaio del 1919, si iscrivono 955 operai di tutti i mestieri. (In una sua relazione sul funzionamento dell’Ufficio, resa pubblica a settembre di quell’anno, risultano iscritti: 173 braccianti – manovali che si adattano a qualsiasi lavoro – 150 muratori, 109 calzolai, 90 falegnami, 53 sarti, 47 fabbri…) L’Ufficio elargisce sussidi agli iscritti, sollecita l’esecuzione di opere pubbliche già progettate (i palazzi del Banco di Napoli e delle Poste e Telecomunicazioni); promuove l’associazionismo operaio (costituzione della cooperativa “Fratellanza e Lavoro” e della Lega di resistenza tra i falegnami).

     Anche i socialisti partecipano a questo fervore di iniziative. A marzo riorganizzano la sezione con Guido Torrese, giovane professore di Lettere Italiane e Latine nel Regio Liceo Ginnasio “G.B.Vico”. Collaborano con lui il fratello Renato (ufficiale postale), l’oculista Felice Leonelli, l’avvocato Raffaele Vicini, il maestro Roberto Di Pietro, il ciabattino Arturo Rapinesi, il sarto Giuseppe De Juliis, l’orologiaio Antonio Ambrosini, l’orafo Manin Tucci, il tornitore Romeo Migliori, il falegname Luigi Di Santo, il pittore Arturo Di Donato, gli studenti universitari Cosimo Giovannucci e Ottino De Chiara ed altri. Il primo giugno la sezione inizia a pubblicare il settimanale “La Conquista Proletaria”, finanziato dai compagni di fede con sottoscrizioni. Nelle interminabili e aspre polemiche tra i massimalisti e i riformisti, che lacerano il Partito Socialista, la sezione si schiera coi primi, puntando sul lavoro organizzativo (costituzione dei primi organismi economici: leghe artigiane e contadine, cooperative di consumo e di lavoro).

     I moti per il carovita dell’estate del 1919 segnano una prima tendenza alla radicalizzazione dello scontro sociale e politico, determinando contro i socialisti l’aggregazione di un blocco d’ordine tra i liberali, i combattenti, i cattolici e gli organi dello Stato. Sono le categorie a più basso reddito o a reddito fisso – artigiani, operai, contadini, impiegati – a protestare per la penuria dei generi di prima necessità e il caroprezzi; individuano la controparte nei commercianti, negli amministratori conniventi e nel governo; chiedono il ribasso dei prezzi, ma anche giustizia sociale. La protesta investe le città e le campagne e sfocia in alcuni paesi in tumulti violenti e incontrollati (le tradizionali jacqueries).

    È per gestire questi moti che i socialisti costituiscono le prime Camere del Lavoro (a Lanciano, Chieti, Vasto, San Vito, Lama dei Peligni) L’assemblea costituente della Camera del Lavoro di Chieti si apre il 6 luglio al Cinema Teatino (il futuro Cinema Corso), con la città in subbuglio per le proteste dei cittadini. Sono presenti circa 300 lavoratori, in rappresentanza delle seguenti associazioni: la Lega ferrovieri, la Lega falegnami, la Lega calzolai, la Lega panettieri, il Gruppo tipografi, la Sezione metallurgici, la Cooperativa muratori, la Sezione gasisti, l’Associazione impiegati e salariati del comune di Chieti. la Sezione postelegrafonici e pensionati dello Stato. Torrese pronuncia il discorso programmatico, in cui conferma la condivisione della linea massimalista per ottenere riforme radicali, torna con forza sul tema dell’organizzazione e invoca l’adesione della Camera alla Confederazione Generale del Lavoro (il segretario nazionale Ludovico D’Aragona invia un messaggio augurale). L’assemblea lo elegge segretario propagandista, rafforzando il suo ruolo di leader del PSI cittadino. Il neonato Istituto riceve subito il battesimo del fuoco nella gestione del moto per il caroviveri e nei mesi successivi si consolida organizzando e guidando le prime vertenze sindacali.

Testo a cura del Prof. Paziente

Testo a cura del Prof. Paziente