La Cgil dal 1920 al 1950

Professor Adolfo Pepe - Università Di Teramo

Riflettete sulle difficoltà della riforma dello stato sociale sulla quale il Sindacato sta dicendo una parola decisiva, e dirà a livello nazionale ed europeo una parola decisa, senza di questo anche il passaggio e la trasformazione dello stato sociale non va in porto, bene, dicevo, su tutto questo io credo che il peso, il ruolo che il Sindacato ha avuto sia di più rafforzato.
Ma se tutto questo in qualche modo è materia della nostra vita e della nostra riflessione quotidiana, una sede come questa, che non è una sede di politica attiva, di decisione sindacale attiva, ma di riflessione culturale, ci deve spingere, rapidissimamente, ovviamente, a riflettere sul perché il Sindacato è diventato così importante al punto tale che i passaggi della storia superiore, la crisi dello stato nazione, l’integrazione europea, la globalizzazione, trovano nel Sindacato uno dei punti
cruciali di intersezione. E questo si può spiegare, a mio giudizio, se noi consideriamo rapidissimamente alcune cose, la prima è che il sindacato nel corso del 900 è forse il fenomeno più significativo, ma qui bisogna intendersi, il Sindacato è una realtà complessa che ha varie valenze, il Sindacato è per lo meno due grandi fenomeni sociali, il primo è un grande fenomeno di auto-emancipazione dei lavoratori, un grande fenomeno di solidarismo sociale, di acculturazione in senso nobile della parola, di crescita e protagonismo politico nelle masse, quindi, innanzi tutto, un fenomeno che nasce dalla Società; però se noi limitassimo la storia del Sindacato alla storia sociale, noi non percepiremmo in realtà quello che è successo nel corso del 900, perché questa “semplice” auto-
emancipazione, questo fenomeno si è accompagnato inevitabilmente sin dall’inizio del secolo proprio con la Costituzione delle Camere del Lavoro più di ogni altra, anche con le federazioni di mestieri ma soprattutto con le Camere del lavoro, e poi con la confederazione del lavoro e analogamente con i singoli organismi di matrice cattolica, tutto questo dicevo si è creato e integrato con un altro fenomeno, quello che si può chiamare la Costituzione della istituzione sindacale, del Sindacato come
organizzazione permanente.
La differenza fondamentale della fase del mutualismo, del cooperativismo con la fase, diciamo, della costituzione del movimento operaio è proprio rappresentata da questo fenomeno dagli anni nei quali il Sindacato è il motore di questa emancipazione, dagli anni in cui il sindacato diventa un’organizzazione stabile non solo della società ma dell’edificio istituzionale del Paese, e non solo in Italia ma in tutti i paesi europei, al punto tale che non c’è un avvenimento significativo della storia dei principali paesi europei che non trova il suo punto di riferimento nelle vicende del Sindacato e nel rapporto tra classi dirigenti e organizzazione esecutiva.
Essere divenuti Camere del Lavoro significa una cosa semplice ma al tempo stesso profondissima: non si poteva tornare indietro, l’organizzazione significava la Camera del Lavoro, e significava la contrattazione, il patto scritto, il diritto, lo sciopero, tutte le cose che nella precedente fase erano legate alla aleatorietà. Nella società liberale i diritti erano reversibili, un magistrato, un tenente dei carabinieri, poteva in qualche modo annullare questi diritti. Quando si creano le Camere del Lavoro,
la CGIL, le federazioni di mestiere, tutto ciò non è più possibile, l’organizzazione camerale significa che il diritto e il ruolo del lavoro diventano autonomamente fatto politico, cioè attengono a quella che chiamiamo la storia superiore del Paese e non solo, la storia della plebe, delle classi subalterne, tutto il 900 è un secolo caratterizzato dalla classe lavoratrice organizzata stabilmente, in una difficilissima relazione organizzata stabilmente con le vecchie e nuove classi dirigenti.
Per l’Italia il fascismo non è stato altro che la distruzione, con la violenza, del potere sul territorio che le Camere del Lavoro avevano costruito in 20 anni. Il territorio era controllato sì dal Prefetto ma insieme dalla Camera del Lavoro, questa era la forza ma anche l’elemento di intolleranza che si aveva verso le Camere del Lavoro. Furono queste ad essere distrutte insieme alle cooperative, alle società di mutuo soccorso. Analogamente il passaggio e la crisi del fascismo vengono segnate dal protagonismo degli operai, dei lavoratori organizzati, dagli scioperi del ‘43, dalla resistenza. La liberazione del paese,
l’unico elemento che ci ha legittimato sul piano nazionale nei confronti di una classe dirigente che aveva portato allo sbando e alla delegittimazione nazionale agli occhi degli alleati, sarà esattamente questo. E quando gli alleati verranno in Italia, gli elementi di riferimento saranno due: il Vaticano e il Sistema Sindacale. Il sistema sindacale prima ancora del sistema dei partiti.
Chi dice che il patto di Roma del ’44 fu opera dei partiti, dice una cosa parzialmente vera, perché è vero che il ruolo fondamentale che i partiti ebbero nel sostenere la rinascita dell’organizzazione sindacale, ma se lo guardiamo in un contesto più ampio, internazionale di ricostruzione economica del Paese, di ricostruzione morale del tessuto del Paese, ci accorgeremo che tutto passa e ruota intorno a questo fenomeno straordinario per gli alleati, soprattutto per gli americani, che non conoscevano il sindacalismo federale, rappresentato dal fatto che decine di migliaia dei lavoratori si rivolgevano naturalmente alla Camera del lavoro trovando il loro punto di riferimento.
Come non ricordare che senza il Sindacato tutta la storia dell’Italia repubblicana avrebbe assunto una direzione diversa. E’ il Sindacato che pone già negli anni ’50 la questione fondamentale dell’attuazione della costituzione. Chi è che chiede con la forza la Costituzione Italiana? E’ una costituzione originalissima perché contiene la cosiddetta parte programmatica, perché è una costituzione di programma e non soltanto una costituzione di diritti. Chi dice questo è il Sindacato sin dai primissimi anni ’50, quando di fronte alle violenze e alle repressioni dello Stato, della classe dirigente che si vuole sottrarre a quell’accordo, a quel patto, non attuandolo, sarà il sindacato con la CGIL a porre con forza la questione dei diritti dei lavoratori delle fabbriche. Quando nel luglio del ’60, quando ci sarà una specie di vera e propria fine della 2° guerra mondiale, si avrà in piccolo una sorta di guerra civile, il protagonista, con la dichiarazione dello sciopero generale e con la gestione delle pensioni sociali come era successo con l’attentato a Togliatti, che terrà contemporaneamente le masse dentro la legalità
democratica e antifascista e al tempo stesso porrà un fermo alle classi dirigenti perché non fuoriescano dalla legalità, il protagonista, dicevo, è il Sindacato che quindi si pone in questa fase addirittura anche come uno dei fattori fondamentali del rinnovamento del quadro politico.
Come non ricordare che senza il Sindacato tutta la storia dell’Italia repubblicana avrebbe assunto una direzione diversa. E’ il Sindacato che pone già negli anni ’50 la questione fondamentale dell’attuazione della costituzione. Chi è che chiede con la forza la Costituzione Italiana? E’ una costituzione originalissima perché contiene la cosiddetta parte programmatica, perché è una costituzione di programma e non soltanto una costituzione di diritti. Chi dice questo è il Sindacato sin dai primissimi anni 50′, quando di fronte alle violenze e alle repressioni dello Stato, della classe dirigente che si vuole sottrarre a quell’accordo, a quel patto, non attuandolo, sarà il sindacato con la CGIL a porre con forza la questione dei diritti dei lavoratori delle fabbriche. Quando nel luglio del ’60, quando ci sarà una specie di vera e propria fine della 2° guerra mondiale, si avrà in piccolo una sorta di guerra civile, il protagonista, con la dichiarazione dello sciopero generale e con la gestione delle pensioni sociali come era successo con l’attentato a Togliatti, che terrà contemporaneamente le masse dentro la legalità
democratica e antifascista e al tempo stesso porrà un fermo alle classi dirigenti perché non fuoriescano dalla legalità, il protagonista, dicevo, è il Sindacato che quindi si pone in questa fase addirittura anche come uno dei fattori fondamentali del rinnovamento del quadro politico.
Saranno questi avvenimenti che poi faciliteranno la soluzione politica e avvieranno il Paese verso il centro sinistra, verso il primo centro sinistra. Salterei, perché è ancor più evidente, il ’68, il ’69 e le grandissime conquiste sociali. Ma come dimenticare la stagione del terrorismo, della violenza di stato, la stagione in cui in qualche modo la lotta politica in Italia assume un connotato nel quale la violenza politica assume un ruolo principale, prioritario.
In questa fase, dalla strage di P.zza Fontana, a Brescia, ecc., c’è un filo rosso che pone il Sindacato come istituzione a baluardo decisivo della trasformazione democratica del nostro Paese ma non a livello di consenso di massa, a livello di coinvolgimento delle istituzioni democratiche delle masse. Il che vuol dire, in termini semplici, che la democrazia repubblicana è il risultato di questa azione che il Sindacato sul piano politico impone e al tempo stesso molte delle reazioni politiche e delle scelte politiche in funzione del contenimento di questa pressione da parte del Sindacato.
Voglio dire con questo che tutti i nodi della nostra storia generale debbono essere letti da noi e da voi che ne siete stati protagonisti, in una luce che non è quella di aver partecipato ad una storia minore, non è la luce di chi in qualche modo è stato in questo Paese una sorta di attore secondario che è entrato in scena soltanto nei momenti di stanca, no, la modernizzazione, il boom economico, lo sviluppo dell’industrialismo, le trasformazioni delle campagne, l’urbanizzazione, l’acculturazione con la diffusione della cultura a livello di massa, tutti questi sono fenomeni sociali tanto importanti perché hanno trovato una costituzione che svolgeva al tempo stesso un ruolo nella società e tra i lavoratori ma anche nel mondo delle istituzioni della rappresentanza e giocava a quel livello un ruolo decisivo.

Prof. Adolfo Pepe (in: 80° della CdL di Chieti. Ires Ab. Ediz. 1999)