Guido TORRESE – Fondatore Camera del Lavoro di Chieti

Guido Torrese

Papà è nato a Chieti il 28 ottobre 1892, ultimo di quattro figli; i fratelli si chiamavano Ettore, Renato e Alberto. Suo padre, nonno Francesco, nato a Canosa Sannita da Nazario e Casilde Teramo, era ufficiale dell’esercito italiano e aveva sposato Antonia Angelucci, figlia di Paolo (intendente alla Provincia) e Rosa Maria dei baroni Pagani. In casa Torrese vivevano anche Giovanni (attendente di mio nonno) e sua moglie Giacinta Malandra (figlia di un brigante), che resteranno con papà e zio Renato fino alla loro morte.
A poco più di due anni, “a seguito di un forte spavento notturno”, restò leso alle gambe per “paralisi infantile”. In età giovanile riacquistò gradatamente l’uso della gamba destra. Da racconti familiari abbiamo appreso che frequentò l’asilo e i primi anni delle elementari a Chieti, in un Istituto di suore (quasi certamente l’Istituto “S. Camillo De Lellis”). Proseguì gli studi inferiori, forse, alle “Nolli”. Frequentò il Ginnasio e il Liceo presso il “G.B. Vico” (tra i suoi professori di Liceo ricordiamo soltanto Mario Pilo, docente d’Italiano).
 Conseguì la maturità classica nell’anno scolastico 1910-1911 e partecipò, vincendolo, al concorso nazionale di ammissione alla Scuola Normale di Pisa, per la Facoltà di Lettere e Filosofia. Tra i suoi docenti, ricordiamo Gaetano Salvemini e Giovanni Gentile; tra i colleghi di corso, Luigi Russo e F. Bernini. Dopo la laurea, conseguita nel 1917, si stabilì a Viareggio. Per pochi mesi lavorò presso una banca nel settore estero, grazie alla buona conoscenza del francese e del tedesco, insegnò come supplente e scrisse articoli su quotidiani e riviste letterarie. Conobbe e frequentò familiarmente i più noti rappresentanti della cultura e dell’arte toscana: i fratelli Tommasi, Lorenzo Viani, Vangelli, Enrico Pea, Ruggero Leoncavallo, Giacomo Puccini. Di quest’ultimo era molto spesso ospite nella villa di Torre del Lago.
Per la sua giovane età, papà era chiamato dagli amici “il professorino”. A novembre del 1919, mentre era ancora a Viareggio, per la prima volta parlò in pubblico, inneggiando alla fine della sanguinosa guerra. Tornato a Chieti, prese parte attiva alla vita politica, insieme col fratello Renato, congedato e colpito, per cause belliche, da una forte lesione ai timpani, che lo rese, per tutta la vita, menomato nell’udito. Nel periodo più caldo di lotta ai socialisti, subì con zio Renato minacce, che spesso lo costringevano a riparare in casa di amici o a lasciare Chieti per diversi giorni, in occasione di spedizioni punitive organizzate da squadristi provenienti da fuori, che si risolvevano in minacciosi cortei di fascisti urlanti: <<Morte a Torrese!>>.
Dal 1922 abbandonò la militanza politica, cercando, con grande difficoltà, di ottenere incarichi saltuari di supplenza presso gli istituti superiori chietini e dedicandosi soprattutto a lezioni private, che lo tenevano impegnato durante tutto ‘anno. Il 26 giugno 1925 sposò Maria De Angelis, diplomata in pianoforte e canto presso il Conservatorio di Bologna, figlia del rag. Giuseppe De Angelis e della maestra elementare Clotilde Salvischiani. Dal matrimonio nacquero quattro figli: Francesca Paola nel 1926, Maria Clotilde nel 1928, Giuseppina Antonietta nel 1931 e Gabriele nel 1934.
Si faceva sempre più pressante la necessità di un lavoro sicuro per sostenere la numerosa famiglia, e l’iscrizione al fascio era indispensabile per partecipare al concorso indetto nel 1934, l’ultimo accessibile a nostro padre, per raggiunti limiti di età. Possiamo affermare che dal 1934 al 1943 limitò la sua attività all’insegnamento, integrando lo stipendio con le lezioni private, la stesura di tesi di laurea e la preparazione ai concorsi magistrali. La nostra casa era frequentata da amici: i pittori Arturo e Titino (Giustino) Di Donato, la famiglia Santurbano (anche Cesare era pittore). In occasione di mostre, ospitavamo gli artisti: i pittori Busiello e Rossi Vergara, lo scultore toscano Francesconi, musicisti di
passaggio o residenti a Chieti (tra questi ultimi, Giuseppe Rebeggiani e il marchese Persiani, che suonavano il violino, accompagnati al piano da nostra madre).
Durante l’occupazione tedesca, papà non ebbe nessun rapporto coi repubblichini. Venivano spesso a casa (e si trattava di incontri “clandestini”) alcuni ex alunni: Domenico Cerritelli, Nicola Cavorso, Luigi Colazilli… A noi ragazzi era proibito di accedere in camera da pranzo.
Sulla lettera inviata dal questore di Chieti, il 7 febbraio 1944, a noi e ad altre otto famiglie antifasciste, per intimarci lo sfollamento immediato, ricordiamo soltanto che anche il prof. Guido Matone e l’avv. Domenico Spezioli erano stati “invitati” a tenersi pronti, insieme con noi, per le ore 15 del giorno successivo. Nel periodo dello sfollamento, in casa nostra si è raggiunta, per diverse settimane, la presenza di 22 persone (abbiamo ospitato famiglie sfollate da Francavilla e dalla Pineta di Pescara, e famiglie sconosciute provenienti dalle campagne vicino a Chieti). Con la sospensione del provvedimento coattivo, mai archiviato, continuavano però le visite della prof. Vittoria Clama, che
consigliava a papà, suo collega al Liceo, di allontanarsi dalla nostra abitazione, onde evitare che venisse prelevato dai tedeschi o dai repubblichini. È stato necessario farlo nascondere: nelle settimane precedenti la liberazione della città, per sfuggire alla cattura, papà si rifugiava in una soffitta, insieme ai giovani renitenti alla chiamata dei tedeschi e dei repubblichini, presso la famiglia di Francesco Liberatore, nel quartiere S.Agata.
 Dopo la liberazione, papà s’iscrisse al PCI e, con l’incarico di ricostituire le sezioni nella provincia, riprese in pieno l’attività politica. Tenne comizi in piazza, incontrò i vecchi compagni (molti lo credevano ucciso dai tedeschi) e soprattutto contattò i giovani che, trascinati dall’entusiasmo, si iscrissero al partito.  Nella primavera del 1946 venne presentata dalla base la sua candidatura alla Costituente, ma dalla Direzione Nazionale arrivò il veto: si ritenne inopportuno appoggiare un candidato ex iscritto al fascio. Le sezioni reagirono minacciando la restituzione della tessera. Per ricomporre la situazione, venne a Chieti Umberto Terracini, che riconfermò la stima personale a nostro padre e anzi lo pregò di continuare la sua opera a favore del partito.
Ma altri screzi avvennero in seno alla Federazione, per punti di vista e comportamenti non accettabili dei dirigenti dell’epoca, che non collimavano con l’intransigenza morale di papà. Per questi motivi, egli si dimise dal Consiglio comunale e restituì la tessera del partito, congedandosi definitivamente dalla politica. Nel 1952 chiese il trasferimento e nel 1953 lasciò la sua città, per proseguire l’insegnamento presso il Liceo “Augusto” di Roma. Qui nel 1964 concluse la carriera professionale e morì il 3 aprile 1969. È sepolto nel cimitero di Francavilla.

Scheda biografica di Guido Torrese
Fondatore della Camera del Lavoro di Chieti  

I figli:

(Francesca Paola, Maria Clotilde, Giuseppina Antonietta e Gabriele)