Cgil, la crisi c’è, ma cambieremo a partire dai giovani

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Intervista al segretario organizzativo Baseotto su ‘l’Unità’

Il paradosso è che i dati sono nostri e che non avevamo nessun motivo per nasconderli. Il problema è che, nonostante le spiegazioni, qualcuno ne ha voluto fare un uso distorto e scorretto”. Nino Baseotto, segretario confederale con delega all’organizzazione, da 24 ore è in trincea. In vacanza in montagna difende con attenzione ai particolari tutta lombarda lo stato dell’arte in casa Cgil.

Baseotto, ci spiega allora perché I dati che certificano il calo degli iscritti Cgil non sono stati resi pubblici da voi? Perché si tratta di un report che facciamo da qualche anno per non accontentarci dei soli numeri. Un sistema informatico nazionale che ci è costato anche parecchi soldi in cui, raccogliendo i dati dalle nostre 115 Camere del Lavoro, gli iscritti vengono catalogati e certificati: ognuno con il suo codice fiscale. I dati sono di metà giugno e indicano un calo complessivo – rispetto allo stesso periodo del 2014 – del 2,17 per cento. A chi ha reso pubblico quel documento interno è stato spiegato con dovizia di particolari. Ma ha fatto finta di non sentire.

Lei quindi contesta il raffronto. Ma non il fatto che il calo esista realmente. Che il sindacato paghi sette anni di crisi economica, i posti di lavoro persi, le difficoltà di entrare in rapporto con i precari è innegabile.Ma di qui a sostenere che la Cgil perda 700mila iscritti, ce ne passa. Quel report, letto con correttezza e obiettività, correttezza e obiettività, dice semplicemente che a metà anno la Cgil ha l’87 percento degli iscritti del 2014. E non è detto che a fine anno non raggiungeremo il dato dello scorso anno.

Tra i dati spicca poi il calo maggiore degli altri settori fra i precari e gli atipici. Numeri che portano a dire che i giovani hanno lasciato la Cgil. I dati sulla Filcams (la federazione del commercio che segnerebbe un calo del 24 percento, ndr) sono semplicemente falsi. Si tratta della federazione che negli ultimi anni ha costantemente aumentato gli iscritti. Il calo reale è del 3 per cento e può dipendere in larga parte da lavoratori che hanno cambiato contratto o che non hanno ancora potuto fare la delega.

La vulgata vuole che voi stiate mettendo le mani avanti sta per arrivare la certificazione degli Iscritti da parte dell’Inps e dovete iniziare a far calare il numero gonfiato di tessere. Gonfiare i dati delle tessere non avrebbe senso: la verità alla fine viene sempre a galla. Ed è vero invece che noi abbiamo messo in piedi questo sistema statistico proprio per evitare che, come accadeva in passato, ci fossero tessere doppie per le stesse persone. Ma anche queste, assieme alle discrasie fra i dati, erano fatte in buona fede.

Mettiamo che abbiate ragione, quand’è che l’Inps sarà in grado di certificare i vostri iscritti come previsto dall’accordo interconfederale sulla rappresentanza? Il primo è del giugno2011… Credo che sarei ottimista se dicessi entro fine anno. Purtroppo i ritardi non dipendono da noi: in molti casi sono le imprese a non consegnare all’Inps i modelli sulle deleghe dei lavoratori.

Non le sembra di essere troppo ottimista? I problemi del sindacato sono sotto gli occhi di tutti. A partire da i compensi scandalosi in Cisl… Sono abituato a guardare in casa mia e a non commentare i problemi degli altri. Quanto a noi, è dalla campagna congressuale dell’anno scorso che discutiamo e operiamo per rendere più trasparente e partecipata la Cgil. Per questo fa male vedere utilizzati in maniera scorretta i nostri stessi dati.

Trasparenza, partecipazione e contrattazione dovrebbero essere le parole d’ordine della vostra conferenza d’organizzazione in programma a settembre. L’ultima occasione per rinnovare la Cgil. L’ultima del 2008 però non portò grandi novità… Questa volta i cambiamenti saranno subito approvati in un Direttivo già convocato a fine lavori. Abbiamo un documento – che spero sarà emendato il meno possibile – che farà eleggere il prossimo segretario da una platea a maggioranza assoluta di delegati – e non dirigenti – che punterà sulla contrattazione inclusiva di tutti i lavoratori a partire dai grandi siti. Sarà un grande cambiamento per la Cgil e per il sindacato. Una sola cosa non avverrà: è falso che ci saranno accorpamenti di categorie.

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